anotherstateofmind67:
A young boy adjusts his friend’s Adolf Hitler mask during a game on a street in King’s Cross, London, 1938
chttr:
first pic the spirit of the forest or skeleton man second the smiling spider
by : Odilon Redon
La non-lingua dei romanzi odierni di successo è
qualcosa come i non-luoghi – quei luoghi standard
che possono essere in Australia, Islanda, Spagna, e
non cambia niente. Gli effetti del capitalismo finan-
ziario, basato su investimenti di capitali senza patria,
senza luogo, senza fedeltà a nessuna memoria, sono
rappresentati perfettamente dai non-luoghi, per una
umanità votata allo sradicamento. E per chi non può
vivere in quei luoghi stile Ikea, ci sono le invivibili
baraccopoli dell’Africa o d’altri continenti. Un piane-
ta di slums per un surplus di umanità. I romanzi di
successo che i nostri editori smerciano sono l’equiva-
lente dei non-luoghi vacanzieri, luoghi senza memo-
ria, luoghi di sradicamento e disaffezione.
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Gianni Celati, Conversazioni del vento volatore (via via-da-tlon)
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Se nella mano non ci sono ferite, uno può tenere in mano il veleno. Non c’è avvelenamento dove non c’è ferita.
Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.
wanderingocicat:
Il quattro aprile, di sera, sono andata a trovare Gianni Celati, dopo un viaggio in treno durato cinque ore e un aperitivo breve, in Piazza Verdi, con vecchie amiche. Sul fatto che lo ami, come lui ha amato fisicamente Izzo o Melandri, orami non c’è più dubbio, così come su quello, altrettanto…
obtortocollo:
Forse, la gente vuole che la vita finisca. L’hanno inquinata, la vita. Coraggio, onore, franchezza, amicizia, dovere, tutto insudiciato. Lordato. Così noi odiamo il pane quotidiano che prolunga un’esistenza inutile. Ci fu un tempo in cui gli uomini nascevano, vivevano e morivano. Ma tu li chiami uomini questi? Siamo soltanto esseri. La morte stessa si dev’essere stancata di noi. Mi par di vedere la Morte che va al cospetto di Dio e gli dice: “Cosa devo fare? Non c’è più grandezza nell’essere la Morte. Dispensami, o Dio, da questa meschinità.”
[Herzog] Saul Bellow (Ed. Mondadori, 2011), Pag. 160
C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? Uguale al loro, va perduto, tutto, servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi. Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l’operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo.
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Italo Calvino - Il sentiero dei nidi di ragno (via abeastcaged)
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Prima
pensa
poi
parla
perché
parola
poco
pensata
porta
pentimento
Troppi vivono vite di altri, o in alternativa una propria biografia.
ma le persone che hanno i silenzi giusti, dove sono ?
Oggi la ragazza povera ha tutte le ambizioni della sua coetanea ricca; e spesso la possibilità di realizzarle meglio; è più aggressiva, sente meno il ridicolo. Oggi, la diffusione delle notizie e delle immagini, così rapida da chiedere sempre nuove notizie e nuove immagini, porta fin nella capanna di Biancaneve l’eco delle volgari e comuni aspirazioni, l’eco della pubblicità, della lotta per la vanità e per l’esibizione, che appare l’unica lotta degna di essere combattuta. La pastorella si tiene al corrente, sogna il possibile, vi si addestra; e se il principe si presenta, lo rattrista con la sua ammirazione per gli eroi del giorno, con la petulante conoscenza di quanto succede negli ambienti che ella vorrebbe frequentare, e che il principe vorrebbe dimenticare
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Ennio Flaiano (“Diario notturno”, 1956)
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Se avete intenzione di affogare i vostri problemi nell’alcool, tenete presente che alcuni problemi sanno nuotare benissimo.